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giovedì, 25 maggio 2006

ipocrisia e informazione

Sono oramai giorni che non scrivo, tremila cose da farfe e da rifare...quelle da rifare sono più noiose.

Ho passato gli ultimi giorno a leggere e scrivere sul sistema giornalistico e sulle trappole insite nel sistema della comunicazione...per la tesi. Non mi sembra di venirne a capo. Mi risulta così difficile relazionare su una realtà così complessa come l'informazione di massa dove ogni dato è un'opinione e ongni opinione è tacciata di faziosità. L'obiettività? certamente non è una dote dell'informazione. La notizia è un punto di vista: è affari, politici ed economici, che poi è lo stesso. Perché? Che produce i giornali o letrasmissioni radio-televisive? Chi gestisce non solo l'impresa editoriale ma un più vasto cartello di imprese. E quindi l'informazione è alla mercé di quei privati che rappresentano i propri interessi in politica e fanno passare la propria pubblicità per interesse nazionale...come si fanno le guerre altrimenti? E poi con un pubblico sempre più indifferente al dibatto che si riconosce in interessi che non sono i suoi ma che pensa siano i suoi...progresso economico e sociale. Il progresso sociale per mezzo di una guerra da paradosso diventa barzelletta, quanto al progresso economico sì, dei "pescicane" però. Democrazia contro dittatura, civiltà contro barbarie.

Qualcuno nell'antica Grecia diceva che la verità sta nel giusto mezzo. Ma è già difficile stabilire gli estremi per capire dov'è il giusto mezzo. E mentre cerco di scoprirlo mi accorgo che l'ipocrisia è proprio nel paradosso con cui ci divertiamo ogni giorno a invertire gli estremi, dilatarli, accorciarli portandoci continuamente ad un senso profondo di disorientamento che ci lascia lì dove siamo, inermi, nel mezzo. Forse è questo "il migliore dei mondi possibili", il giusto mezzo? Qualsiasi risposta sarebbe ipocrita.

postato da: alcunke alle ore 01:40 | link | commenti (3)
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mercoledì, 03 maggio 2006

1° maggio

Col bel tempo arriva pure il buon umore. Mattine assolate, pomeriggi caldi e serate da bicicletta...la macchina in città è un atrappola infernale che ti fa battere sul volante una bottiglietta d'acqua ormai finita, ti fa cambiare cento volte stazione prima di trovare la giusta colonna sonora per un'attesa che non passa. Davanti a semafori sempre rossi, soli i pensieri non si arrestano: vorrei mollare qui questa stramaledetta macchina, questa scatola incastrata tra tanti scatoloni in cui ognuno è rinchiuso.

Allora meglio andare tutti a piedi -ovviamente sono ammessi i mezzi pubblici- e scoprire quanto è divertente osservare ed ascoltare gli stressati, gli scoppiati...e pensare che ognuno fa la sua parte a questo mondo. Una città da attraversare, esplorare e vivere.

Magari quei volti sararanno più tranquilli ora che Bertinotti presiede alla terza carica isituzionale della Repubblica italiana. Non che iop sia prpriamente rifondarola, ma quando gli ho sentito fare il suo discorso di insediamento, dopo cinque anni di neo-fascismo, mi sono sentita rincuorata. Sono tra quelle e quelli che hanno preferito astenersi nella consapevolezza di rininuciare ad un proprio diritto; ma questa volta non bastava -come si suol dire- "tapparsi il naso" davanti al calderone dell'Unione. Eppure, ripeto, il sole di questo 25 aprile era splendente, la citazione di Bertinotti durante il suo insediamento mi ha avvolta dello stesso calore della piazza di qualche giorno prima; e il 1° maggio incredibile. Quest'anno per la festa dei lavoratori ho deciso di non partire per la MayDay...ma sono contenta che in tutto il mondo quasi tutti siano arrivati puntuali all'appuntamento. Il 1° maggio di 120 anni fa a chicago ci fu un grande sciopero per portare i turni di lavoro ad un max di 8 ore...l'istanza fu accolta, ma qualche giorno dopo furono imprigionati alcuni degli operai  che si erano più esposti e due di loro furono addirittura condannati all'impiccagione. La cultura dei martiri in realtà non mi appartiene, ma bisogna riconoscere l'importanza delle conquiste quasi sempre avvenute al prezzo del sangue. In Italia, a Portella della Ginestra in sicilia il 1° maggio del 1947 si è consumata la prima strage dell'italia repubblicana: uccisi da una scarica di mitragliatrice due bambibi e nove adulti che erano nella vallata per celebrare la festa del lavoratori ed assistere al comizio di un calzolaio sindacalista.

La memoria è un ingranaggio collettivo, le ricorrenze sono tristi ma a volte servono per ricordarci che bisogna stare in guardia...se qualcuno anni fa s'è immolato per la causa ora noi non possiamo essere tanto coglioni da farci derubare di quello che ci siamo presi, e che tra l'altro è solo una parte di ciò che ci spetta.

venerdì, 28 aprile 2006

è vita?

Sono oramai anni che non vivo più nella mia città natale. E a distanza di tempo è difficile guardarsi indietro e capire se ho preso davvero tutto ciò che volevo o se qualcosa lo lasciato al vento. Ho imparato a memoria le fermate dell'intercity che che costeggia la tirrenica tra la steppa del profondo sud e il mare della bella napoli. La voglia di andare lontano era forte allora ma altrettanto forte era l'attaccamento alla mia città, alle stradine ed agli strapiombi, ai saluti lanciati da un marciapiede e l'altro e al piacere di incontrarsi ogni giorno per caso con chi poi non hai mai parlato. Sono quelle certezze che infondono una sorta di sicurezza.

la città adottiva è bellissima..l'ho scelta. Mi ha accolta sin dal primo giorno con tutto il fascino di un sax che suona e ti fa compagnia mentre tu al quinto piano di un palazzo vecchissimo ti stai facendo una doccia con le imposte accostate. MI ha incantata con il suo groviglio di volti, culture e lingue. Ogni zona ha i suoi colori ed i suoi odori. Tante gambe, tante braccia che si sfiorano e sguardi che si incrociano.

Però quegli sguardi troppo spesso si dissolvono in silenzio...non hanno la voce per comunicare quello che si respira. E così gli occhi grandi di una bimba che divertita gioca con il suo corpo e la brusca frenata della metro diviene intolleranza per l'aria irrespirabile della metro A. Lo sress per i semafori sempre rossi si trasforma in prepotenza verso chi ci vuole pulire il vetro o un abicicletta che non prende gli 80 Km/h. Dall'ufficio a casa, da al centro commerciale passando velocemente per il centro yoga dove vengono parcheggiati bambini già stressati, le energie rimaste sono suficienti solo per una puntata del grande fratello.

Spesso siscivola in questa gabbia inavvertitamente. Prima ci si abitua all'idea che nessuna ti regala un lavoro; e poi quando te lo concedono ti dicono che la retribuzione è comprensiva della totale devozione all'azienda che tu devi garantire...straordinari su straordinari. Alla fine -ti ricordano- è il lavoro che dà un senso alla tua esistenza...lontani centinaia di anni luce dal fomoso "fatti non foste per viver come bruti ma per conoscere virtute e conoscenza".

Che senso ha vivere in un posto tanto bello se poi non hai neanche la forza di guardare fuori dal finestrino dell'autobus?

postato da: alcunke alle ore 22:48 | link | commenti (2)
categorie: metropoli, esistenza, precarietà, insensatezza
lunedì, 24 aprile 2006

libertà come angoscia

Il rischio di scrivere uno o due post e poi abbandonare è reale, specie nel mio caso. Io sono l'incostanza fatta a persona: ne penso mille e una e ne faccio mille e una, ma poi non reggo..e qualcosa me la perdo. In una cosa sono costante: sono bravissima a perdermi nei miei viaggi mentali, nelle belle chiacchierate e nei caffe che non finiscono mai. Tutto il resto all'ultimo momento e sempre in maniera sconfusionata. Fondamentalmente non riesco a rinunciare a nulla di ciò che mi capita, conoscenze, viaggi, esperienze di lavoro, percorsi di studio e, aimé, politica, tanta politica.

Sono una vittima di un senso di angoscia che ti dà quella scomoda consapevolezza di libertà. Libertà totale, di svegliarti o rimanere a dormire, leggere o guardare un film, partire o rimanere, rilassarti o giocare d'orgoglio, mandare tutto a fanculo o fare la tua parte in una rappresentazione già scritta e che tu non hai mai letto. La libertà in realtà fa paura, prendersi la propria libertà significas prendersi la responsabilità di non poter accusare niente e nessuno un domani per un tuo fallimento. E quindi va bene rimettersi nelle mani di un grande Leviatano che ci garantisce questa opprimente pace sociale, sempre più soffocante, sempre più frustrante. Ma meglio delegare al sistema le proprie sconfitte che sobbarcarsi del gravoso fardello del proprio giudizio diananzi allo specchio.

Così mi butto a capofitto in tutto ciò che mi sembra interessante e mi lascio coinvolgere e travolgere dalle emozioni dei posti, della nuova gente e delle idee che circolano. Non riescono a bloccare il flusso che mi attraversa. Delle volte stremata indosso una maschera per rimettere ordine tra i miei pensieri senza che altri vi si aggiungano, ma tante volte la maschera finisce nella tasca destra dei miei jeans. Proprio non ce la faccio a chiudermi nei miei confini.

in sostanza sono in continua elaborazione e questo mi porta a continue revisioni dei miei pensieri, delle mie conclusioni che sono sempre provvisorie e mai definite. Indi la mia difficoltà a scrivere: come si dice ? Verba volant sed scripta manent. Ed io proprio non ci riesco a cristallizzare attraverso la scrittura ciò che per me è in continuo divenire. Ci proverò ora con il blog, a mò di esercizio...per essere sicura che la percezione di me come eterna osservatrice non sia poi la scusa di un impegno di costante confronto.

Buonanotte

postato da: alcunke alle ore 02:22 | link | commenti (3)
categorie: libertà, pigrizia
domenica, 23 aprile 2006

esportiamo democrazia

Ciao a tutti,

è laprima volta che scrivo in un blog...non so neanche cosa mi abbia spinto a farlo.

Fose la voglia di essere al passo con i tempi. Si dice che le nuove tecnologie siano le "ali della libertà" in un paese dove a furia di esportarla la democrazia ne siamo rimasti sprovvisti. E così mi dò anch'io al virtuale, giusto per non lasciare nulla di intentato. Ok, magari sto esagerando con il mio scetticismo rispetto alla rete. Ma finora ho preferito la piazza...in tutti i sensi, dove incontri persone e le puoi guardare dritto negli occhi, parlarci imparando a riconoscere il suo tono, la sua cadenza calabrese, lucana o umbra, le sue espressioni che ti mettono in guardia o che ti rilassano...probabilmente la vera causa è la mia pigrizia mentale a fare qualcosa che non ho mai fatto prima. La potenza della rete è innegabile, la circolazione attraverso le sue fittissime maglie rappresenta oggi l'unico antidoto alle bugie che ci raccontano, alla rappresentazione sempre più forzata di un mondo che non esiste: "bisogna essere proprio coglioni per non capire che non esistono poteri buoni" - pensate, lo diceva anni ed anni fa de andrè...ecco di quale citazione parlava il nostro ex.

E già, perché destra sinistra ora stiamo a vedere qual è il peggio. Forse i peggio rimangono sempre loro, i giornalisti, cani da guardia da anni ammansiti ed arruolati. Non tutti lungi da me la tentazione di una generalizzazione, ma la tentazione è forte...il loro circuito informativo informativizzato è veleno e i blogger ne sono l'antidoto.

 

postato da: alcunke alle ore 16:35 | link | commenti (2)
categorie: italia, democrazia